Testi di :  Roberto  Zuccalà

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“Mail Art”   

la FotoCartolina d’Autore

 

la sua storia 

 

   La cartolina, la fotocartolina intendo, questo fragile mezzo di comunicazione non è solo un rettangolo di carta nell’ormai classico formato del 10 x 15, ma il veicolo di un nostro pensiero fugace, di un nostro stato felice, un modo non immediato, una conferma autografa per dire “ti penso”, “sono qui”, “ricordami”, nei confronti di chi è lontano da noi.

   Una fotocartolina può essere spedita ovunque, da dovunque e con una minima spesa, quella di un francobollo.

 

   Ancora oggi una fotocartolina mostra sul fronte un’immagi­ne, una foto reale o di fantasia, un’immagine che rispecchia il vero o -viceversa- è frutto di un’elaborazione.  Sul retro,  c‘è uno spazio libero dove normalmente si scrivono frasi del tipo: “sto bene”, “auguri”, “saluti”,  “a  presto”.

 

   Le occasioni per spedire una fotocartolina si addensano intorno alle ricorrenze festive, oppure durante un viaggio, per gli onomastici ed i compleanni o solo per farci ricorda­re.

 

 

 

   La Mail Art è un modo alternativo all’uso della fotocartolina, più evoluto, più pensato, più mirato.  L’elaborazione con mezzi propri del testo e dell’im­magine,  ha lo scopo di conferire alla fotocartolina un nuo­vo significato, diverso  da quello abituale. La Mail Art - dove per mail art si vuole intendere una vera attività di scambio, di collezionismo -   può avere mille sfaccettature, mille modi di essere sentita, organizzata, recepita e quindi può avere carattere di autopromozione; oppure artistico (le nostre foto migliori), ma anche di pro­mozione sociale o altro, tanto altro quant’è la fantasia degli autori che vi si dedicano. Negli ultimissimi tempi, per esempio, ho sperimentato la pratica “emozionale” che può avere la fotocartolina se realizzata e spedita in modo mirato.

   Si tratta – per la Mail Art- sempre e comunque di realizzare una fotocartoli­na mediante un intervento personale su immagine e testo che superi le quasi forzate ovvietà  del semplice messaggio tradizionale. Io - che comunque da sempre sostengo che  è già arte postale inviare una foto con un saluto scritto, perché già questa semplice azione annovera in se tante piccole scelte da parte dell’autore-scrivente -  penso che anche nella fotocartolina è possibile rintracciare tanti piccoli segnali, tante piccole scelte che diversificano le piccole opere ponendole su un’ipotetica scala di valori aggiunti… sottolineo aggiunti e non esclusivi.

 

 

 

   Di gran moda sono stati gli abbinamenti delle immagini fotografiche con il tema grafico del francobollo, un lusso e una ricerca assai difficoltosa che certamente impreziosisce il piccolo lavoro artistico dieciquindici.

 

 

 

   E’ un modo nuovo di fare arte?  No certamente no; la mail art ha origini ormai lontane nel tempo e l’idea non è certamente nuova, anzi sono molte le persone appassionate di arte postale e questi autori o gruppi hanno ciascuno le proprie regole da seguire, il proprio credo, il proprio fine. Unica cosa che trova tutti d’accordo è che di qualunque cosa si parli questa deve viaggiare sfruttando i  comuni percorsi postali.

 

 

 

   La mail art, la fotocartolina, la cartolina… ma come nasce il tutto e quando? Proviamo a ripercorrere brevemente insieme alcune fasi salienti di quest’avventura:

 

 

 

   Il 6 maggio 1840, l’Amministrazione Postale Inglese, emise. insieme ai primi francobolli,  anche delle buste-lettera recanti un disegno di un artista dell’epoca, William Mulready,  per cui all’epoca questo tipo di buste finì per riconoscersi e chiamarsi semplicemente: “Mulready”.

 

   Per la gente dell’epoca, queste buste/lettera  erano considerate brutte, pompose, così molti si divertirono ad aggiungere alle figure di Mulready prestampate, “prolungamenti”, “fumetti”, frasi spiritose ed altro,  aggiungendo così un tocco di originalità che la busta di per se  non aveva.

 

   Da allora, il fenomeno di questa moda o mania o se preferite di questa nuova  forma espressiva,  prenderà il nome –appunto-  di  “MAIL ART” (arte postale).

 

 

 

   Un’arte povera quindi la mail art, un arte semplice, un’arte casalinga e per tutti; arte che usava come supporto espressivo la semplice buste da lettera che corredate di indirizzo e francobollo pote­vano viaggiare mediante il servizio postale.

 

Questa moda dilagò talmente tanto che –all’epoca- spesso si scriveva anche se non c’era la necessità di comunicare qualcosa, ma solo per il gusto, il piacere di gareggiare in decorazioni, insomma esprimersi liberamente.

 

 

 

   Il dilagare di questa moda attirò l’at­tenzione di molti artisti, artisti veri, non occasionali,  i quali -avvalendosi delle loro capacità -  crearono e produssero nuove fantasiose buste. Buste eccellenti quindi, buste firmate, buste da collezione.

 

Fra questi artisti i più importanti furono John Tenniel,  pro­babile illustratore tra l’altro, di “Alice nel paese delle Meraviglie” e “Attraverso Io specchio” di Lewis Carroli; poi ricordiamo W.j. Linton, John Ieeds. Frederick Froom, W.M. Thackeray.

 

      Varie case editrici inglesi come la Southgate, la Fores e la Spooner, dedicarono la loro attenzione alla stam­pa dei lavori di questi artisti, ne acquistarono i diritti di riproduzione e cominciò una nuova era per la busta decorata, una diffusione di massa.

 

   Il carattere delle immagini create per la decorazione aveva contenuti di tipo sociale o erano a favore della pace, della fratellanza o ancora,  erano contro la schiavitù, altre buste, con i loro disegni, propagandavano la lotta contro 1’alcolismo (siamo alla metà dell’800), al­tre ancora erano decisamente artistiche e non avevano significati reconditi.

 

Solo verso la fine del secolo XIX i gusti degli illustratori  cambiarono.

 

 

 

   Attraverso l’arte delle buste  vennero celebrate invenzioni come il tram, l’auto­mobile, i primi tentativi del volo e i rudimentali aerei, insomma quello che oggi fa un’emissione filatelica un tempo lo facevano le buste decorate.

 

E’ noto ormai che la prima metà del ‘900 vide impegnarsi nella Mail Art gli artisti  Futuristi in Italia ed i Dadaisti in Francia, ma i futuristi e i dadaisti, attraverso la mail art, vollero lasciare e lanciare segni della loro filosofia, del loro modo di intendere la nuova arte universale. Furono proprio i futuristi e i dadaisti a scstarsi dalla busta decorata per scoprire e dedicarsi alla fotografia scritta… per imprimere così il loro pensiero rivoluzionario.

 

 

 

   Naturalmente anche negli Stati Uniti molti artisti si dedicarono -e si dedicano ancora oggi-  a questa forma d’ar­te, ma il tipo di produzione artistica ha avuto uno svi­luppo completamente diverso da quello europeo. Importante fu un movimento (Fluxus) che si sviluppo sul finire degli anni ’60 e che ridette vigore all’assopita Mail Art.  Attualmente i Mailartisti statunitensi utilizzano - in genere - stampati, depliant, foto, collage, autoadesivi, ricevute, biglietti di ogni sorta e spesso le loro buste o cartoline recano messaggi di protesta, sberleffi ed anche diciture come “mostra viaggiante” o “mostra a domicilio”.

 

 

 

   Nella “scuola europea”, invece, prevalse l’uso di tecni­che di disegno con china, acquerello, oli su buste già pronte. Vale a dire protesta sociale in America, ricerca artistica in Europa.

 

 

 

   Questo in sintesi è la storia della “mail art”. riferita, come si è detto, all’arte postale più nota e amata.

 

      Intorno agli anni 50, anche se non è proprio una novità,  si espande il culto, la mania, la moda, dell’invio o scambio sistematico di cartoline (parlo di cartoline illustrate).  Non ci sarà gita familiare o viaggio importante che non verrà per sempre ricordato e fatto ricordare grazie all’invio della cartolina postale inneggiante alle bellezze del loco. Un boom che vede coinvolti città turistiche, fotografi, editori di ogni calibro. Le cartoline piacciono, si vendono, si spediscono.    La facilità di scelta in una vasta gamma di fotografie fa perdere il piacere di personalizzare artisticamente la cartolina che si sceglie, per renderla più intima ci si affida esclusivamente a una frase ed a una firma sul retro.

 

 

 

   Tutto quanto fin qui scritto è storia.

 

   Nel 1983, lo scrivente, impegnato culturalmente negli ambienti capitolini della Federazione Fotografica Italiana, sente l’impulso di dare visibilità anche ad autori minori o comunque non dediti alla frequentazione dei saloni concorsistici e, contemporaneamente, di avviare la pratica di scambio e collezione di immagini vere, originali, anche se miniaturizzate rispetto allo standard del momento.

 

Nasce così la fotocartolina d’autore… quella che tutti voi ormai conoscete.

 

 

 

   La  semplice idea, quella di far viaggiare una foto originale predisponendole un dorso sul quale poter scrivere indirizzo e testo, ha subito successo nella schiera degli autori fotografi disseminati su tutto il territorio nazionale.

 

 

 

   La “fotografia postale” si trasforma in un eccellente strumento per il riscatto individuale del fotoamatore, un mezzo – grazie al servizio postale – per la diffusione universale dei propri messaggi. E’ il ritorno alla Mail Art, la foto, la data, il francobollo, l’annullo postale… ma soprattutto il testo scritto  sul retro della foto, rendono la foto uno strumento unico di comunicazione multipla di cui la foto… è solo una parte.

 

 

 

   Mi sono impegnato molto alla fine degli anni ottanta e agli inizi degli anni novanta per dare alla fotocartolina una personalità del tutto autonoma rispetto alla fotografia tradizionale, quella così detta “salonistica”. Nella fotocartolina i messaggi saranno disincantati, diventeranno proposte, evidenzieranno idee e convenzioni del modo di vedere fotograficamente; vedere fuori sì…  ma anche dentro di noi, la fotocartolina infatti non solo racconta ma ci racconta, fa vedere il mondo e tutte le sue cose, anche quelle intimistiche, l’importante è saper vedere.

 

 

 

   Verrei soffermarmi su alcuni aspetti del messaggio scritto … l’intervento manuale della scrittura e della firma, aggiunti all’immagine del fronte, conferiscono alla piccola opera carattere di autenticità e pregio dovuto proprio alla limitata tiratura della cartolina artigianale. In pratica piccole opere fatte a mano.  Saranno poi proprio queste caratteristiche ad esaltare l’aspetto collezionistico delle fotografie  viaggianti.

 

 

 

   Il massiccio espandersi della pratica di scambio di fotografie d’autore (Mail Art) in questi venti anni, da piena soddisfazione per l’impegno profuso per il suo lancio iniziale, il successo che oggi riscontriamo premia abbondantemente la mia idea.

 

      Molto è stato detto e scritto intorno a questo piccolo rettangolo di carta, la cui caratteristica principale rimane invariata: “ il comunicare “.

 

   Sì certo la cartolina è impertinente, arriva anche se inattesa, non ha limiti né una veste ufficiale, può essere il ricordo di una persona, la rievocazione di un luogo, la miniaturizzazione di un’opera fotografica, può essere un souvenir, un saluto, un applauso, ma può essere anche un dialogo più sottile, una metafora o una critica,   può essere un corteggiamento, può essere – perché no - il diario dei propri sentimenti… può essere tutto ciò che la vostra vena artistica o la vostra sensibilità vi dettano di fare……. la fotocartolina non ha giudici è libertà espressiva.

 

 

 

   Tutto questo e forse molto di più,  si può evincere dalla visione della prima mostra di “fotocartoline d’autore” da me iniziata proprio nel 1983.

 

   Non può passare inosservata l’importanza che nel tempo assume una simile raccolta, oggi conservo più di diecimila pezzi, non solo essa rivela il consolidarsi o l’evolversi degli stili dei singoli autori,  che vengono così più facilmente alla luce, ma anche i pensieri… i sentimenti diventano indelebili, perché ne rimarrà per sempre una traccia.